Yoshiyuki Hirano preciso e perfetto nella sua performance tecnica e didattica, ha inoltre richiamato l’attenzione sull’etica del Judo nell’esercizio del “Randori”.

Nella seconda giornata del  6° International Judo Summer Camp abbiamo ancora una volta, come da programma, incominciato con il M° Yoshiyuki Hirano 5° Dan.

Questa mattina dalle 07.00 alle 08.00 il programma come di consueto ha previsto il lavoro a terra (Ne waza).

La sessione mattutina è sempre stimolante e predispone i partecipanti al lavoro, non solo per la l’aria tersa del mattino, ma anche perché lo studio in questo orario rende di più in termini di apprendimento.

Dopo il consueto approccio con esercizi educativi e vari modi di rotolare, il   Yoshiyuki Hirano  è passato ad uno studio pieno di dettagli sulla tecnica di leva articolare al gomito Ude hishigi juji gatame.

La lezione su questa tecnica di controllo o leva al braccio è stata molto apprezzata non solo per l’efficacia che ci ha dimostrato Y. Hirano, ma soprattutto per una serie di dettagli tecnici molto utili per chi si avvicina a questo mondo dei “Kansetsu waza” o leve articolari al gomito patrimonio tecnico del Judo di J. Kano.

La peculiarità di questo studio proposto dal M° Hirano ha messo in evidenza pregi e difetti che s’incontrano nella naturale esecuzione di questa leva articolare. Hirano è stato molto bravo a chiarire i punti chiave di questa tecnica, a partire dalla mobilità delle anche, al giusto contatto delle gambe e la giusta rottura di equilibrio di Uke, in diverse situazioni.

È sorprendente, ciò che si scopre nello studio di una tecnica, anche se ci sembra di conoscerla a fondo, tuttavia emergono sempre cose nuove. Ribadiamo che è proprio questa la bellezza dello studio ex temporaneo in genere. Se siamo disposti ad imparare scopriamo quasi sempre particolari che non avevamo completamente afferrato o che in pratica ci erano sfuggiti.

Ude hishigi juji gatame è indubbiamente la tecnica di leva più praticata nel Judo, nel mondo sportivo, a partire dalle gare giovanili, fino ad arrivare alle competizioni di alto livello, nonché nella pratica quotidiana nel proprio Dojo. Quindi la proposta di Hirano ha colto nel segno.

Il programma ha proseguito nella sessione delle 10.00 nella quale il M° Hirano ha iniziato con lo studio di diverse maniere di spostare il corpo (Tai sabaki), per poi continuare con tutta una serie di esercitazioni sulla tecnica di caricamento sul dorso (Morote seoi nage).

Hirano Yoshiyuki è uno specialista di questo gruppo di tecniche di lanci con il dorso, è stato molto preciso nel mostrare i fondamenti per una esecuzione corretta e controllata.

I “Seoi nage” in particolare, all’interno delle tecniche del “Gokyo”, sono i lanci più praticati soprattutto dai giovani. E’ molto importante comprendere bene gli elementi fondamentali che consistono:

  1. Posizione corretta dei piedi
  2. Posizione corretta del tronco
  3. Corretto uso del braccio della manica “Hikite”
  4. Corretto uso del braccio del bavero “Tsurite”
  5. Corretto uso degli arti inferiori al fine della proiezione

Seoi Nage, presenta  dunque tutta una serie di difficoltà nello studio che si fa normalmente.

In particolare il Morote Seoi nage di questa mattina, richiede non solo una discreta padronanza del proprio corpo quando lo eseguiamo, ma nasconde elementi di “stress” muscolare nonché articolare se eseguito con pressapochismo. Una pratica scorretta provoca vizi di forma che sono poi difficili da correggere.

La peculiarità dei dettagli, le opportunità spiegate dal  M° Y. Hirano hanno reso interessante questa pratica difficile e faticosa.

La seduta di allenamento è  poi proseguita con un sano “Randori”  (esercizio libero di combattimento nel Judo) sempre divertente e apprezzato dai giovani.

Al termine il M°  Y. Hirano e il  M° H. Katanishi, hanno entrambi sottolineato l’importanza di osservare un modello di comportamento in questo esercizio del Randori che ha sgombrato ogni dubbio.

L’occasione del Randori molto spesso evidenzia errori di fondo importanti che vanno ogni volta sottolineati e spiegati ai giovani. Questo esercizio di studio si confonde con un altro esercizio che non trova collocazione nel Judo. Onde evitare altre mal comprensioni tra Randori e Shiai,  vogliamo dire che quest’ultimo non è un esercizio dove tutto è permesso ivi compreso, prendere a calci “l’avversario”.

Il H. Katanishi, è stato molto chiaro e ha ribadito che anche nella competizione sportiva c’è bisogno di uno stile di comportamento, inoltre ha sottolineato l’importanza dell’etichetta del Judo che nella sua fattispecie è fatta di sincerità negli attacchi e di rispetto per il compagno di pratica.

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