Negli anni novanta, in occasione di uno dei tanti eventi culturali che il M° Cesare Barioli (1935 – 2012) organizzava a Milano, ho avuto la fortuna di assistere ad una conferenza su un tema dell’Educazione e tutto ciò che riguardava l’apprendimento, la didattica, la pedagogia ecc…  Tra i vari ospiti ricordo il Prof. Marcello Bernardi (Medico Pediatra, Pedagogista Scrittore, il suo libro più famoso è “Il nuovo bambino”), altro personaggio autorevole nel campo dell’educazione.

Alberto Manzi - Non è mai troppo tardi

Marcello Bernardi era anche Judoka e raggiunse il grado di Cintura Nera con il M° C. Barioli presso il Bu sen di Via Arese, 7 a Milano.

L’uomo che mi affascinò in quell’occasione, forse per la novità, fu Alberto Manzi.

Il Maestro attirò subito la mia attenzione per la sua maniera di porsi, il suo intervento fu molto interessante, ad avvalorare il contenuto contribuirono il suo timbro di voce, la sua calma, la sua serenità nel comunicare con semplicità concetti non sempre facili da spiegare e far capire. Tra il pubblico vi erano genitori, insegnanti della scuola, Maestri di Judo e allievi praticanti.

Manzi, in quell’occasione, parlò anche di sue vicende personali con aneddoti e racconti della sua esperienza nel sud dell’America, dove per un certo periodo si dedicò all’insegnamento per aiutare gli Indios delle Ande ad imparare a leggere e scrivere.

Vorrei esprimere tutta la mia gratitudine al Maestro Alberto Manzi per la sua disponibilità, per la sua gentilezza, con lui ebbi modo di scambiare poche parole, mi ripromisi d’invitarlo a un’iniziativa culturale a lato del Torneo Internazionale di Judo TRE TORRI.

La mia curiosità mi spingeva a cercare di capire il perché delle cose, in particolare ero interessato a conoscere, ad apprendere e comprendere da altri i problemi dell’insegnamento. Il Maestro A. Manzi era indubbiamente una persona autorevole, fu un’occasione straordinaria per me.

Avevo da qualche tempo capito che non era sufficiente conoscere l’arte del Judo, intesa come “Bu jutsu”.

La scelta di essere insegnanti in generale e di Judo in particolare, mi ha fatto capire quanto sia grande la responsabilità nello svolgere in maniera seria quest’attività. Stabilire un filo diretto con i propri allievi, appassionarli, riuscire ad attirare la loro attenzione è fondamentale per chi vuole essere all’altezza del ruolo.

Il Judo in questo caso si presenta sotto molti aspetti come uno strumento ideale per fare educazione e aiutare a crescere i giovani.

È ormai un dato scientifico il fatto che la psicomotricità, l’apprendimento delle abilità tecniche, il saper fare siano fondamentali esperienze affinché il bambino ma anche il ragazzo, il giovane e l’adulto apprendano come gestire le proprie energie. Vi sono poi la riflessione, la concentrazione, l’elaborazione, la memoria, infine lo spirito collaborativo, tutte qualità cognitive importanti che completano l’opera educativa per acquisire le autonomie indispensabili alla crescita umana.

Nel Judo possiamo sviluppare tutte queste capacità; l’avventura sportiva, il confronto fino a quello olimpico, rappresentano un mezzo efficace allo scopo, tuttavia questo è solo un aspetto. Il Judo del fondatore J. Kano, (1860 – 1938) è nato come una disciplina che doveva servire a fare Educazione e consegnare alla società un cittadino modello.

In questo documento importante sotto forma d’intervista da noi realizzato, il Maestro Alberto Manzi afferma: “Muovere il corpo, fare un attività fisica intensa, non ha solo la finalità di irrobustire l’apparato osteo-muscolare ma rappresenta un’esperienza importante per apprendere”. E ancora: “Il Judo tra le discipline sportive è ideale per stimolare le qualità intellettive, inoltre, il movimento è pensiero, fare questo genere di attività è fondamentale non solo per migliorare le capacità coordinative, ma soprattutto per sviluppare l’intelligenza”.

Il Judo è anche un modo per stare bene insieme con gli altri, stimola lo spirito di collaborazione, fa nascere l’amicizia (il più puro dei sentimenti degli uomini). Il bambino che pratica questa disciplina, impara a socializzare, a godere dello stare insieme e cooperare, ottenendo così un certo benessere senza che questo processo di apprendimento risulti faticoso.

La gioia di essere in un “Dojo” (luogo specifico dove si pratica il Judo) è un indicatore importante per ottenere il miglioramento continuo dei propri studenti.

Ringrazio infine il Maestro Manzi per i suoi insegnamenti, per avermi concesso con questa intervista una testimonianza importante che ancora oggi, a distanza di tempo della sua scomparsa, contribuisce a dare maggior valore all’aspetto educativo del Judo. Con lui è sparito un grande uomo, un enorme patrimonio di conoscenze ed esperienze straordinarie di vita.